La gita di tiu.
Dramma in atto unico.
L'aria fresca del crepuscolo scolpiva i volti ancora caldi di lenzuola,
di sogni proibiti e polluzioni notturne. L'alba era alle porte, un
nuovo giorno prometteva nuove speranze ed emozioni al mondo assopito.
La corriera immobile e vuota, immersa nel buio, pareva anch'essa
dormire e sognare strade campestri costeggiate da alberi, tra effluvi
di fiori e d'erba tagliata. Amava sniffare.
Qualcuno attendeva nei pressi, immerso nei propri pensieri, confuso col
buio che avvolgeva il piazzale come un nero tabarro. La sfiga si tocco'
le palle.
Altri figuri sbucavano alla spicciolata da strade contigue,
distinguibili appena alla luce fioca e lontana dei lampioni.
L'agognato giorno della gita era dunque giunto.
Ma la scelta della destinazione si rivelo' alquanto difficile: giorni
di discussione e litigi si aggrovigliarono tra il museo egizio e l'Ara
Pacis, Timbuktu, Chernobil, la Microsoft. Alla fine la sofferta
decisione: il Santuario del Dalai Lama, per gli amici Lametta, per
Vonfelix e pochi intimi Ladai Lama.
Sarebbe stato un viaggio lungo e rischioso, denso di insidie e
pericoli, ma circolava voce che l'autista prescelto era veramente un
tipo in gamba, molto abile e di grande esperienza.
Improvvisamente, dal buio comparve l'esile figura del caro esile
professore di armamenti, Max Quozza. Avanzava lentamente, curvo sotto
il peso degli anni e del bazooka sotto il cappotto, il viso rugoso
celato dalla larga tesa del cappello. Aveva acquistato quel sombrero in
Messico, durante l'ultimo congresso sulle armi non convenzionali di
Miraeldito Medios.
Fumava gia'. Strano, pensarono i presenti, eppure oggi nessuno gli
aveva ancora dato fuoco.
I presenti gli andarono subito incontro. "Calma ragazzi, che sta
arrivando il preside" la voce di Max pareva un grugnito postonirico e
si disperse nell'aria, cozzando sui martelletti eustachei ancora
smorzati dal sonno.
Il preside giunse poco dopo, coi suoi fluenti capelli argentati che
brillavano come la fredda luce lunare sulla cresta delle onde marine.
Lo accolse un brontolio sommesso: "Buongiorno Dr Zap". Il preside li
ripago' con un cenno della mano. Era fortemente depresso: l'eccesso di
albumina degli ultimi esami, raccontare sempre la penultima, la
separazione dalla moglie dopo l'ennesima battuta (Dai, caro, la fai
l'ultima? No, non la fo, non ne poffo piu').
Uno scricchiolio improvviso si diffuse nel piazzale e tutti lo udirono,
nonostante fosse un rumore sordo. Si aprirono gli sportelli della
corriera. Tin e il suo alter ego martin erano appena arrivati e non
persero tempo, salirono e si sistemarono all'ultimo tornio lì infondo.
La vera martina si sedette accanto, gelosossima, temendo che
incontrassero qualche falsa martina. Ceres, in terza fila, stava
allattando i suoi ventiquattro gemelli con un biberon della Guinness.
Dopo il ruttino, tutti i convenuti si ritrovarono i capelli sugli
occhi, compreso Nembo che se li era fatti crescere apposta.
Scirio era seduto sul bordo del tappetino facendo dondolare le gambe, e
disse: "Cosa fanno i bimbi di tinmartin dopo che hanno bevuto? Il
rut-tino. Tutti gli strinsero con forza le palle, togliendosi uno
sfizio represso. Quando salì GiDi con la sua camicia nuova, tutte
indossarono gli occhiali da sole, senza nessun aiuto. Acheo salì
sull'autobus e chiese se per caso il bus andava a Troia, dove aveva
lasciato molti figli. Wan Kenoby salì accompagnato dal suo spadone
laser, accortosi che tutti lo guardavano, si chiuse la patta.
Slartibruststartandstoplaster stava firmando autografi dalla sera
prima, e finalmente stava firmando il secondo.
Fortytwo era assorto nella lettura: "Trombate col kamasutra". Era il
suo genere preferito: la fantascienza.
Il capocorriera, Wowbagger, il Ciambellano col buco, ascoltava l'ultimo
brano dei new trolls e godeva da pazzi.
Sir Mithras si sedette ai primi posti vicino a R.H., un tipo positivo,
conosciuto dopo una attenta analisi. Lui non sopportava le falsità:
buon sangue non mente. Si guardò attentamente di non sedersi accanto a
Brancaleone, lui non andava d'accordo con le crociate.
C'erano anche due nuovi, appena arrivati da un paese lontano, Respect e
Pallanzo, ma erano di cattivo ihumour. Poco dopo iniziarono ad entrare
due grandi tette, e dopo due ore entrò anche Mapina.
Lontano ad est, oltre l'oscuro profilo dei tetti, i primi raggi di sole
trafiggevano il cielo e le immobili nubi, appese alle poche stelle
rimaste, arrossate come le gote di una ingenua fanciulla dinanzi
all'impermeabile aperto del sole.
La corriera si accese con un brontolio sommesso, alzando una densa
zaffata di fumo nerastro che si disperse nell'alba incipiente: un altro
pezzo di ozono cadeva sul polo, tra le proteste di Berlusconi.
Poco dopo il grosso mezzo - quasi tre quarti - si mosse, tuffandosi nel
nuovo, lungo giorno che gli si stagliava dinanzi.
Che si sarebbe trattato di un'esperienza unica, questo lo immaginavano
tutti. Cio' che non potevano ancora sapere era quanto essi avevano
ragione. Qualcosa di strano infatti aleggiava nell'aria, e tutti
guardarono storto scirio, ma questi protestò che non era stato lui.
Qualcosa di fassinamente sinistro, come un presagio di tremenda Simona
sventura. L'autista si giro' verso i gitanti. Le prime timide luci ne
illuminarono il viso. Un brivido freddo scosse i passeggeri notando
quel ghigno stretto e tagliente stampato sul volto grinzoso. "Eh, eh,
sara' un viaggio interessante" si disse sogghignando brazil, sedendosi
sulla lunga leva del cambio e dondolando quel bel volante ampio e
invitante...
MM